sabato, 21 novembre 2009 ¦ Permalink
categoria : andreotti, cattocattivik, emanuela orlandi
Sono trascorsi quasi trent'anni, eppure per la indecifrabile scomparsa della giovanissima Emanuela Orlandi si è spesa un'emozione profonda e palpabile destinata a permanere anche in futuro.
Emanuela sparì nel nulla il 22 giugno del 1983. Il nome della ragazza, cittadina vaticana e figlia di Ercole Orlandi, un messo della Prefettura pontificia, è più volte uscito nelle indagini sull'attentato al Papa.

Pochi giorni dopo la sparizione i genitori di Emanuela ricevettero delle telefonate anonime: una del sedicente Mario, ora iscritto nel registro degli indagati e noto malavitoso romano che a quei tempi lavorava con la banda della Magliana, in particolare con i Testaccini. Fu lui che sei giorni dopo la scomparsa di Emanuela telefonò a casa Orlandi presentandosi col nome di “Mario”, lasciando intendere ai genitori della ragazza di avere a che fare con il rapimento, ma senza fornire alcuna indicazione precisa né fare richiesta di alcun riscatto. In altre telefonate pervenute ai genitori della ragazza si diceva che Emanuela fosse stata rapita dai Lupi Grigi, la formazione terroristica turca in cui militava Ali Agca. Alla famiglia fu fatto recapitare anche un messaggio in cui si chiedeva la liberazione del terrorista turco pena la morte di Emanuela, messaggio accompagnato da un documento di identità della Orlandi.

Poi arrivarono le numerose e diverse versioni di Agca, destinate ancor di più a confondere e a intorbidire le acque su un mistero che successivamente si arricchì di una miriade di tasselli scombinati: gli affari oscuri dello IOR di monsignor Paul Marcinkus con faccendieri e banchieri senza scrupoli, il coinvolgimento della banda della Magliana e del suo boss De Pedis, il bandito assassinato il 2 febbraio 1990 in via del Pellegrino, dietro Campo De’ Fiori  (per intenderci, il "Dandi" di Romanzo Criminale), la morte di Roberto Calvi (fu proprio il figlio, Carlo, qualche tempo fa a rivelare che il rapimento di Emanuela fu un messaggio teso a intimare al Vaticano il silenzio su losche vicende di natura finanziaria). Ma anche la scomparsa di Mirella Gregori, passando anche per gli angoli bui di istituzioni di prestigio come l’Opus Dei. Affari inconfessabili di banche, mafia e partiti. Una commistione inquietante di criminalità, economia (lo IOR), politica e giornalismo che fa davvero paura.

Una notevole svolta nelle indagini è stata data dalle rivelazioni di Sabina Minardi, l’ex amante di De Pedis, che ha reso dichiarazioni alla polizia sul rapimento della ragazza, coinvolgendo "un alto prelato-banchiere" che a sua volta avrebbe elargito del denaro alla banda della Magliana (ovvero monsignor Marcinkus). Storia che gli aficionados di "Chi l'ha visto" ben conoscevano, visto che quattro anni fa si profilò il coinvolgimento della banda criminale nel rapimento di Emanuela. In quell'occasione fu tratteggiata con dovizia di particolari la figura di Enrico De Pedis, detto "Renatino", che fu sepolto nientepopodimeno che nella cripta della Basilica di S. Apollinare in Roma, il 24 aprile 1990, grazie alla magnanima concessione del cardinale Ugo Poletti per intercessione di monsignor Piero Vergari.
Nel 1988 De Pedis sposò Carla Di Giovanni nella Basilica di S. Apollinare. A celebrare il matrimonio fu proprio monsignor Piero Vergari, rettore della basilica. Lo stesso monsignore Vergari scrisse al Cardinale Poletti, allora Vicario di Roma, chiedendo l'autorizzazione per l'accoglimento nei sotterranei di S. Apollinare del De Pedis.

Nella lettera inviata al Cardinale Poletti, Vergari indica il De Pedis come "generoso nell'aiutare i poveri che frequentano la basilica, i sacerdoti e i seminaristi", e afferma che "in suo suffragio la famiglia continuerà ad esercitare opere di carità......".

A seguito di quella puntata di "Chi l'ha visto" del 2005, il vicariato di Roma avvertì l'imperativo dovere di divulgare un perentorio comunicato stampa, col quale si definivano "infondati" i collegamenti tra De Pedis e Emanuela Orlandi e si respingeva con sprezzo l'intenzione di "dover procedere all'estumulazione, stante l' autorizzazione concessa dall'allora Cardinale Vicario, oltre che per il rispetto che comunque si deve ad ogni defunto".

La realtà supera la fantasia, come diceva Oscar Wilde: si nega sdegnosamente il funerale a chi tra miriadi di atroci sofferenze decide di farsi staccare la spina e si tributa con una camera mortuaria in una basilica monumentale un criminale della peggiore risma.

Qui un'interessante ricostruzione della tragica vicenda ad opera del giornalista dell'Espresso Pino Nicotri, che racconta altri dettagli sconcertanti dell'intricato giallo, come le cene di De Pedis e della Minardi a casa del Divo Giulio.
 
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PRIMA PARTE
  
 
 

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SECONDA PARTE



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La verità è più vicina. Emanuela Orlandi fu rapita e uccisa dalla Banda della Magliana, anzi dal gotha di quella misteriosa struttura della malavita romana più vicino a Cosa Nostra.
 
 Dopo una notte di interrogatorio Sabrina Minardi, all'epoca legata al boss Enrico De Pedis, ha riconosciuto la voce di Mario, il misterioso telefonista che sei giorni dopo la sparizione della ragazzina telefonò alla famiglia. È un uomo che fa parte dell'organizzazione.
Per gli inquirenti un riscontro importante, loro a quel nome erano già arrivati grazie a una perizia fonica. Fu la prima telefonata registrata nel corso del sequestro, seguirono decine di messaggi anonimi, depistanti o indirizzati a chi era in grado di capire. Mario invece non telefonò più, ma ora il suo nome è iscritto sull'elenco degli indagati, il primo dopo 26 anni di indagini che hanno coinvolto il Vaticano, lo Ior, il Banco Ambrosiano, i servizi segreti e organizzazioni terroristiche di vari Stati. Cia, Kgb, Stasi, Lupi grigi, Ali Agca in un intreccio mai completamente districato, ma dietro il quale si nascondevano forti interessi.
Questo almeno fu subito chiaro
.
Dopo un anno di silenzio e di attese è il primo dato concreto dal ripartono le indagini sulla pista che la Minardi aveva già indicato lo scorso anno quando rivelò: “Fu Renatino (così veniva chiamato De Pedis, ndr) a rapire Emanuela, ma l'input l'aveva dato Marcinkus ( il presidente dello Ior plurinquisito per il crack dell'Ambrosiano ndr)”.
Poi aveva aggiunto: “Non era un sequestro per soldi, serviva a dare un segnale in alto, così chi doveva capì capiva. Un po' come era successo con la morte di Roberto Calvi”.

La donna che parla sa molte cose, ha condiviso con De Pedis otto anni di vita, cocaina, carcere, segreti. Il suo è un nome noto alle cronache mondane e non solo. A 19 anni aveva sposato il bomber della Lazio Bruno Giordano, a 23 quando Emanuela scomparve, era già al fianco di De Pedis. Ma è anche una donna fragile, non completamente lucida, schiava della droga e per qualche tempo escort (come si direbbe oggi) d'alto bordo.
 
Eppure gli inquirenti le hanno creduto anche se Sabrina ha mescolato fatti veri a ricordi confusi. Come quando, nell'indicare la betoniera di Torvaianica, dove sarebbe stato gettato il sacco con i resti di Emanuela ha aggiunto: “Sergio (il guardiaspalle di De Pedis, ndr) ha poi gettato un secondo sacco, dentro c'era un altro ragazzino, forse Nicitra”.
Anche Domenico Nicitra, 11 anni, nipote di un personaggio legato alla Banda della Magliana, è scomparso senza lasciare traccia,ma dieci anni dopo. L'altra notte ha precisato: “Mi sono confusa, di Nicitra ho saputo tempo dopo”.

Il suo racconto, reso al capo della Dda di Roma Giancarlo Cataldo e al pm Simona Maisto, è apparso più lucido e circostanziato.
Ma per Mario il problema dell'attendibilità della Minardi non c'è più, la procura di Roma ha ormai conferme esterne. I magistrati avrebbero individuato anche uno dei due sequestratori. Su Sergio, l'uomo della betoniera, invece non ci sono elementi sufficienti per un'incriminazione.
 
Ma chi è Mario e perché ha fatto quella telefonata che lo sta incastrando? Si sa soltanto che è un personaggio molto vicino a De Pedis.
Ciletto o Rufetto? Sono i nomi di battaglia di un paio di killer che affiancavano il boss. Le bocche si storcono, è qualcuno più su nella geografia della banda.
L'uomo raccontò di essere un barista che lavorava vicino a San Pietro, di aver riconosciuto in Emanuela una certa Barbarella. Non si trattava di un mitomane perché fornì notizie note solo alla famiglia. Un depistaggio?

C'è un dettaglio che s'incrocia con la testimonianza di Sabrina. Secondo Mario la ragazza aveva i capelli tagliati a caschetto proprio come ha raccontato la donna che durante il sequestro l'avrebbe accompagnata
nei pressi di san Pietro per consegnarla a un alto prelato.
Se le indagini stanno chiarendo le responsabilità del rapimento, resta ancora oscuro il movente che sembra affondare nel periodo più torbido della storia italiana. Emanuela era figlia di un commesso della Prefettura
pontifica: nonostante i molti depistaggi i magistrati romani sono sempre stati convinti che la ragazza era stata rapita perché cittadina vaticana.
 
Ma c'è di più. La ragazzina scomparve in circostanze oscure il 22 giugno 1983, dopo essere uscita dalla scuola di musica in piazza Sant’Apollinare. Per una straordinaria coincidenza De Pedis, ucciso a campo de Fiori nel febbraio 1990, fu seppellito nella Cripta della stessa chiesa, usa ospitare soltanto principi, cardinali, grandi artisti e qualche pontefice. Al mistero della scomparsa di Emanuela, proprio in quel luogo, si aggiunge quello, non meno eccezionale, dell'augusta sepoltura del boss.

A tirar fuori la storia è stata Chi l'ha visto. “Andate a vedere chi c'è lì sotto e che favore ha fatto De Pedis al cardinale Poletti”, disse un certo Biondino con aria minacciosa. Ed è questo forse il segreto dell'intera vicenda che Mario può raccontare.
 
Rita Di Giovacchino (IL FATTO)
 
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giovedì, 19 novembre 2009 ¦ Permalink
categoria : rutelli, partito democratico
Mutevole ricciolo,
di tua perdenza tronfio,
ci lasci percorrendo strade bianco fior.
Beltà ti abbandona,
senza alcun rimpianto,
così pur noi,
policromatico amorfo.

( Mariangela Montinaro)
 
Grazie alla magnifica voce di Elio, ciapate qui l'inno del partito Iphone (e non Blackberry, esclusiva della biondocrinita cinciallegra Ravetto) appena brevettato dal nostro versatile panecicoriofago, con impeccabile introduzione-video di Diego Bianchi, aka Zoro.
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martedì, 17 novembre 2009 ¦ Permalink
categoria : mafia, alfano, berluscacchiate
L'impegno dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata è emotivo, episodico, fluttuante. Motivato solo dall'impressione suscitata da un dato crimine o dall'effetto che una particolare iniziativa governativa può suscitare sull'opinione pubblica.
Giovanni Falcone
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Scene intense e commoventi in occasione della cattura del boss mafioso Domenico Raccuglia. Quest'ultimo, 45 anni, dopo tredici anni di latitanza, è stato arrestato dalla polizia parlemitana. Dal ‘96 era ricercato per mafia, omicidi, estorsioni, rapine, e poi per le varie condanne che andava collezionando: tre ergastoli tra cui quello per l’uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo, e altre decine di anni di carcere.
Gioia e giubilo nella corte del nano: il vassallo inutile Angelino si cimenta in danze liturgico-celebrative, gridando al miracolo e promettendo carcere duro per i ras della mafia ufficiale.
Angelì, e per quella ufficiosa cosa intendi fare?

Ve lo dico io: purtroppo non si tratta di una intenzione sospesa nell'iperuranio, pardon porcilaio, delle idee forzaidiote, ma di un vero e proprio atto concreto. La banda dei magliari del governo ha inserito al Senato una nuova norma-emendamento della finanziaria che sancisce la possibilità di vendere all'asta i beni immobili a loro volta confiscati alle organizzazioni mafiose e criminali. Un vero e proprio colpo basso alla lotta alla mafia, un tradimento subdolo e meschino della legge Rognoni-La Torre del 1982 (testo che introdusse nell'ordinamento il reato di associazione mafiosa e che stabiliva la confisca dei beni a persone indiziate nel caso in cui non fossero in grado di dimostrare il proprio sconfinato reddito), una violazione spudorata della volontà di milioni di Italiani che, come ha ben ricordato Don Luigi Ciotti, nel '96 firmarono la proposta di legge sull'uso sociale dei beni confiscati alla mafia e la loro restituzione alla collettività. Altro che carcere duro ed arresti sbrilluccicanti ad uso e consumo della propaganda silviana.
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Un tradimento, l’ennesimo di questo governo sulla strada della lotta alle mafie. L’emendamento della finanziaria votato a maggioranza dal Senato, che consente la vendita dei beni immobili confiscati alle mafie, è  molto più grave di un segnale d’allarme. Mentre sulla Giustizia pende una legge discriminatoria pensata su misura dei guai giudiziari del premier, quando si attende ancora il passo indietro del sottosegretario Cosentino dinanzi alla richiesta di arresto per partecipazione esterna ai clan casalesi e a Fondi si rafforzano gli interessi criminali nonostante le reiterate richieste di scioglimento dell’amministrazione, si consuma un tradimento a più facce.

Come ha ricordato Don Luigi Ciotti, è tradito l’impegno assunto con il milione di cittadini che nel ’96 firmarono la proposta di legge sull’uso sociale dei beni confiscati alla mafia e la loro “restituzione alla collettività”.

Se la Camera confermasse la decisione di vendere all’asta gli immobili confiscati, passati 90 giorni dalla confisca senza assegnazione, sarebbe enorme il rischio di restituirli alle stesse organizzazioni criminali. Le famiglie mafiose dispongono di un’enorme massa di denaro liquido,  in via di ripulitura all’interno dell’economia legale, mentre sono in grado di fare intervenire un sistema di prestanome e di intermediari finanziari, che in parte già agiscono nei territori ad alta densità mafiosa. E’ evidente fra l’altro che il fortissimo radicamento sociale dei mafiosi renderebbe più agevole la loro capacità di vincere un’asta attraverso “amici”. Sono numerosi gli episodi già avvenuti in Sicilia, in Campania e in Calabria che attestano questa capacità dei clan. Vi sono  comuni sciolti per mafia proprio per aver assegnato beni confiscati a prestanome dei mafiosi colpiti dalla confisca, come a Canicattì in provincia di Agrigento e a Nicotera in provincia di Vibo Valentia.

Per non parlare della debolezza prevista nell’emendamento per il meccanismo di vendita degli immobili, affidato a funzionari locali del Demanio che, per la loro oggettiva esposizione ambientale ( come è già avvenuto in alcuni casi ) non sono nella posizione migliore per resistere a condizionamenti anche indiretti.

Un secondo aspetto del tradimento riguarda il famoso “piano sicurezza” ostentato dal governo, dal premier fino al ministro Maroni, che innumerevoli volte hanno rivendicato contro le mafie non solo gli arresti da parte delle forze dell’ordine, ma l’entità dei beni sequestrati e il fatto che il bene da sequestrare venga perseguito in quanto tale, indipendentemente dalla posizione processuale del mafioso coinvolto. Bene, se fosse confermato questo emendamento sarebbero più di 3.200 gli immobili non ancora assegnati che verrebbero posti in vendita, esponendoli alla rivincita delle organizzazioni criminali, oltre ovviamente alle nuove confische che arriveranno…C’è davvero da chiedersi che fine abbiano fatto finora quei “fini sociali” che costituivano l’essenza della legge del ’96 e l’obiettivo di quel milione di firme, mentre ancora aspettiamo l’applicazione della legge finanziaria del 2006 che riproponeva l’uso sociale dei beni confiscati, anche attraverso l’istituzione di un’Agenzia nazionale.

Sono traditi infine e non possono non sentirsi tali, i giovani volontari che sotto le bandiere di Libera con le loro cooperative strappano frutti alle aspre terre confiscate, da Corleone e S.Giovanni Jato alla valle del Marro, dall’altopiano pugliese a Casal di Principe e Castelvolturno, dal basso Lazio alla periferia di Catania, trasformando in beni sociali per tutti il frutto di un crimine di pochi intriso di morte, corruzione, paura. E con loro le associazioni di volontariato e del terzo settore, che attendono da anni solo di superare le paludi burocratiche per trasformare immobili  sequestrati in centri sociali, di assistenza, di cultura. Questo sarebbe davvero il tradimento più  imperdonabile. Se nella sua disastrata gestione dell’economia il governo ha bisogno di “fare cassa”, non intacchi quei pochi diritti essenziali finora conquistati per sostituire legalità e sviluppo al dominio del crimine.

C’è allora necessità assoluta di non fare ulteriori regali alle mafie, di non far passare alla Camera quel disastroso emendamento, rispondendo con la stessa forza e con l’ unità d’intenti e di organizzazione che fu messa in campo il 3 Ottobre per la difesa della libertà dell’informazione. E’ ormai un appuntamento che investe in ogni campo la responsabilità di tutti, non solo certo della società civile e non possiamo mancare.

Roberto Morrione -
Articolo 21

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sabato, 07 novembre 2009 ¦ Permalink
categoria : informazione, mediaset, tgcom, liguori, trash tv
Ospite di TV Talk, il dipendente di Silvio si lancia in deliri agghiaccianti pur di difendere il frequente e quasi onnipresente registro pornettaro del suo Tgcom(ico), beccandosi svariate rampogne da Massimo Bernardini per la sua palesissima maleducazione.
Climax della sbroccata: "e sto ragazzino viene a dirmi cosa fare!!!", invettiva vomitata contro un ragazzo che ha osato contestare la scelta di interrompere le trasmissioni mediasettare con quei siparietti telegrafici di notizie firmate dall'ex militante di Lotta Continua.

Grazie mille a Siobo per la segnalazione!
http://www.youtube.com/user/Siobo88

p.s.: onde evitare le stranote censure del tubo, tutti i fotogrammi osè del servizio curato dal liguoroso sono stati dalla sottoscritta oscurati.
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domenica, 01 novembre 2009 ¦ Permalink
categoria : poesia, alda merini
Chi ha paura della morte si offenda.
La morte è una riviera musicale,
il seno curvo della donna amata.
Non c'è spazio
tra l'uomo e la sua morte.
Soltanto il batticuore di un nemico
che ride al suo passaggio.
Alda Merini

Con passo lieve e silenzioso, in una danza leggiadra sulla catastrofe delle mortali miserie, te ne vai verso un nuovo paese meraviglioso.
Buona trasvolata nel grand bleu del cielo, immensa e superlativa donna speciale...
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E cosi’ nascono i libri, nell’amore,
e cosi’ nascono i libri che nessuno legge mai,
e cosi’ il libro prima di nascere Dio lo deposita in te
come un manciata di fango che diventa luce.
Domandano tutti come si fa a scrivere un libro.
Si va vicino a Dio e gli si dice:
feconda la mia mente, mettiti nel mio cuore
e portami via dagli altri, rapiscimi.
Cosi’ nascono i libri, cosi’ nascono i poeti.

(dalla raccolta “Corpo d’Amore”, 2001)

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