domenica, 18 maggio 2008 ¦ Permalink
categoria : poesia

Un lirismo profondo, asciutto, elegante e nel contempo palpitante, scolpito su un bassorilievo pur sempre devoto alla purezza classica. Una poesia trepidante, fascinosa e coraggiosa, che svela un'attenta sensibilità votata al quotidiano, pronta a cogliere sulla superficie delle cose ordinarie quelle fratture appena impercettibili e a gettare l'occhio e il cuore per indagare quel che si annida nelle faglie più profonde. Un'emozionante raccolta di versi tesi e torniti, viscerali e mentali, il cui magnifico autore, per una circostanza "fortuita", è il mio straordinario zio.


 

Giovanni Ruccia, ha svolto l'attività di magistrato, fino alle cariche di consigliere della Corte d'Appello, di Presidente di Tribunale, di Presidente aggiunto della Corte di Cassazione e di Presidente della Sezione di Giustizia tributaria regionale. Suoi articoli di carattere giuridico e di vario genere sono pubblicati su riviste specializzate.

Ha esordito nel campo della poesia pubblicando nel 2005 la raccolta “ Sentieri di Poesie “ e nel 2007 “ Anelli “. Opere di notevole dimensioni. Ha sempre mostrato interesse per l’Arte figurativa, che ha rappresentato fonte di mediazione e arricchimento della ispirazione poetica. Ha, coerentemente con tale impostazione estetica, partecipato insieme a noti artisti con distinta formazione ( Luigi Marengo, Giorgio Bongiorni, Marco Pedrazzi ) a mostre di pittura – poesia - fotografia con esordio all’Università del Melo di Gallarate nel 2004, successivamente allo Spazio Oberdan di Castelseprio nel 2005 e da ultimo alla Villa Imbonati, comune di Cavallasca, con anteprima all’Università del Melo di Gallarate nel 2007/08.

PRECARIETA' DI GIUDIZIO

la sentenza non è più quella
è mutato il giudizio
del racconto
precarietà della mente
al limite dell'incertezza
se non fosse per la fine
del percorso processuale
statuito del rito
morte legale
guai se fosse di quella natura
mi domando con occhio
sospeso
cosa succede alla ragione
è un incidente contingente
ovvero un limite di natura
il crepuscolo che annebbia
il trono
logoro di vetustà
incerto di verità
nei secoli di commedia
umana
anche decantazione di scorie
che offuscano la mente
in cerca di luce trasparente
di immagini cristalline
all'ombra della presunzione
d'innocenza
scritta a chiare lettere
nelle pagine di civiltà dell'uomo
attenta nel riconoscersi
umana
imperfetta
nel dubbio umile
che è la regola
conta allora il desiderio
di ritrovarsi
in pace con il mondo
con se stessi
rinnovando il proprio impegno
di servizio
di giustizia

 
Da Sabato 10 maggio fino a domenica 25 maggio, è presente una bellissima mostra, “Coincidenti di armonia” poesia-pittura, organizzata da METAMUSA arte ed eventi culturali: un’interessante collaborazione tra il poeta Giovanni Ruccia e il pittore Luigi Marengo in due sedi espositive, lo Spazio Zero e il Museo della Società Gallaratese per gli Studi Patri.

Giovanni Ruccia | Luigi Marengo - Coincidenti di armonia
Spazio Zero
Sede Via Ronchetti 6, Gallarate 21013
Tel  0331 777472     
Data di apertura sabato 10 maggio 2008
Data di chiusura domenica 25 maggio 2008
Ingresso Libero

Orari:
mar/sab h. 16.30/19.00; dom h. 10.00/12.00 - 16.30/19.00; lun chiuso
 
Per ulteriori info:
"Anelli" non è affatto una raccolta monolitica. Semmai il contrario. Le pagine sono organizzate secondo una divisione per sezioni. Si tratta di nove movimenti che non tendono a comunicare tra loro ma, a vederci bene. costituiscono nove grandi aree di pensiero, ma più opportuno sarebbe dire: riflessione, all'interno delle quali Ruccia riversa il precipitato della propria ispirazione...Ruccia si pone delle domande ma, a un grado più intimo del pensiero, sa investigare sulla legittimità, in senso razionale e creativo, delle domande stesse. Per usare un termine macchinoso, si tratta di epistemologia: non contano i risultati della ricerca, quanto la validità degli strumenti messi in campo.
(Giuseppe Martella)


Quando ho preso in mano questa raccolta di liriche dietro richiesta del dott. Ruccia, mi sono un po’ spaventata perché mi sono resa conto che non si trattava  di una raccolta ma di una serie  di raccolte contraddistinte da un titolo che ne indica il tema o le caratteristiche dominanti - “ANELLI “ è pertanto parola molto opportuna ad indicarne il titolo, perché, procedendo nella lettura, si ha l’impressione di passare dall’elemento della catena ad un altro, ma di una catena che non mostra un inizio e neanche una fine. E non può averla una fine perché tutta la raccolta rappresenta un percorso solo in parte autobiografico, nel senso comune del termine, cioè di esperienze vissute, ma interamente autobiografico come itinerario di percezione  e conoscenza della realtà. Di sezione in sezione, di lirica in lirica, si entra nella mente dell’autore e, sul filo di questo   itinerarium mentis  si percorrono gli aspetti più comuni, più straordinari, più banali e più inaspettati del mondo che esiste al di fuori, ma anche all’interno del cuore del poeta e della sua vita ( “ la mente raccoglie sensazioni, medicamento del pensiero “ p. 121 ).

Il primo dato che balza evidente dalla sua lirica è che basta un particolare, un oggetto, una nuvola, una musica, un suono per innescare un processo che diventa quasi inarrestabile perché si estende e si sviluppa per associazione di idee, di immagini, assonanze e consonanze di parole e pare fermarsi più per volontà e decisione dell’autore, che vi pone un termine, che per esaurimento dell’ispirazione. E infatti riprende subito dopo, mosso da un nuovo spunto, da una osservazione, da una riflessione. Ci sono però delle condizioni  perché si possa fare poesia e Ruccia ce le suggerisce con garbo ma anche con insistenza quasi volesse mettere al corrente il lettore dei suoi punti di riferimento e delle costanti che gli necessitano, al di là della grande duttilità e facilità nel comporre versi liberi.

(...)

Si può conoscere per osservazione, per riflessione, per logica; ci sono la conoscenza intuitiva, quella scientifica. Ma il poeta e l’artista in genere  ha con la realtà un rapporto privilegiato, si muove lungo una corsia preferenziale e veloce per giungere a coglierla e a cogliere con essa il suo mistero davanti al quale sosta ora disorientato, ora affascinato, mai pago. Per questo il vero poeta è sempre un vate, uno che vede  “ oltre “, che sente in modo più intenso o almeno che è capace di tradurre tutto ciò che noi percepiamo in parole tali da rendere noi più chiari a noi stessi, da farci progredire di un ulteriore passo verso la verità. Le immagini, le intuizioni, talvolta così potenti, da assimilarsi ad una espressione figurativa, vanno oltre la ragione  e l’aspettano in una attesa paziente ma già proiettata verso nuovo traguardi  ( Platone insegna con la sua  eicasìa , la forza eicastica dei suoi miti ).

Tutto questo ed altro ho trovato leggendo le liriche di Ruccia unitamente a qualche cosa che è raro trovare in un poeta sovente ondivago e mobile nei suoi convincimenti, quando addirittura non  ne sia del tutto privo : un’etica solida, sperimentata, ma anche aperta, volitiva, che non deroga dalle proprie certezze.
(M.T. Liminta)

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Qualcuno ricorda cosa prevedesse il Piano di rinascita democratica di Gelli? First of all, controllo dei mass media, se non ricordo male. Il resto è spiegato QUI (doverosa digressione per i trollacchioni forzaidioti: il sito linkato appartiene all'area di destra)

 

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Serenamente e pacatamente Uolter smentisce che ci sia lo zampino suo e dei suoi delfini.
Capirai, che gran consolazione.

 

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venerdì, 16 maggio 2008 ¦ Permalink
categoria : immigrazione, censura, travaglio, patani, gli amici di silvio, san toro

Santoro commenta l'ultima settimana esplosiva, evidenziando alcuni "strani" errori grossolani del Corriere della Sera e della Repubblica (grandissimo!!!)

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Travaglio zittisce meravigliosamente Castelli, insegnandogli qualche rudimento sulla giustizia (LOL !)

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Travaglio vs Castelli & Tosi (sindaco di Verona), che ha un vuoto di memoria sulla maxi-tangente Enimont per cui è stato condannato il suo capo

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Castelli vs immigrato ("Lei è un delinquente!!!"..) - Solidarietà pronta di Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno, noto incallitissimo inceneritorista

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Davanti alle proteste Di Pietro si appella a Fini che replica: "Dipende anche da quello che si dice...".

Pronta la controreplica di Di Pietro a Fini: "Ha proprio ragione, presidente: dipende da quello che si dice. Qui non bisogna disturbare il manovratore..."

 


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mercoledì, 14 maggio 2008 ¦ Permalink
categoria : censura, travaglio, partito democratico, gli amici di silvio

http://img255.imageshack.us/img255/476/198708801073a723e4cth7.jpg

Ecco la pataccata che ha partorito questo paio di braccia rubate alla barberìe (leggasi sotto). Non voglio ungere il blog con simili idiozie, sicchè vi rinvio a questo esempio di spurgo pseudo-giornalistico, pubblicato sul blog dell'amichetto di tale sotto-esempio di onestà intellettuale:
 
FILIPPO FACCI VS MARCO TRAVAGLIO
 
 Mi chiedo solo con quale coraggio un servo lecchino di simile fattura dia dello "scarabeo stercorario" a un signor giornalista come Travaglio.
 
Quanto a quell'altro modello di giornalismo asinino al servizio del padrone, che sventola besciamelle finto-filosofiche per non dire un cavolo di nulla, vi rimando a queste pagine:
D'AVANZO ATTACCA TRAVAGLIO
 
TRAVAGLIO RIBATTE A D'AVANZO
 
D'AVANZO CONTRORIBATTE A TRAVAGLIO
 
p.s.:
"Il Presidente della Repubblica ha invitato la categoria dei giornalisti a tenere la schiena ben dritta, è un monito che fa proseliti nel nostro paese?"
Oliviero Beha: "Mi piacerebbe, ma temo che sia più un discorso ortopedico che etico."
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IL SERVO DEL CAVALIER SOFFICINO
 
Per quest'uomo (n.d.r. Filippo Facci), originario di Ciuffolandia, le parrucchiere non hanno segreti. Usa il phon con la stessa disinvoltura di un funambolo e quando, mentre scrive, si alliscia la parrucca non ce n'è per nessuno, alle parole s'intrecciano i fili d'oro della sua meravigliosa chioma (Dio gliela conservi, perchè se diventa calvo finirà per scrivere necrologi a cottimo).
 
Ha un curriculum di tutto rispetto: enfant prodige dell'Italia da bere (menziona addirittura di aver condiviso compagnie tardoadolescenziali con Piersilvio Berlusconi), si mise dalla parte giusta molto prima dell'età della ragione: appena si rese conto che il parrucchiere (come la politica) costa.
Quando la pacchia sembrava finita, cominciò a farsi fotografare per sbarcare il lunario.
 
Tutte le barberìe d'Italia possiedono almeno un suo poster in tre varianti:
1) mentre legge, mollemente adagiato sul tapis, masticando la steccuzza dell'occhiale, preciso a Truman Capote
2) mentre ponza a Wagner
3) mentre si sforza di creare un'articolessa di gazzetteria sbarazzina
 
Ora che la pacchia è ricominciata, in attesa di darsi all'IPPICA, si è dato tutto alla musica. Ha il coraggio di scrivere, senza nessuna vergogna e da perfetto incompetente, castronerie preagoniche, dove mette insieme tutto ciò che sulla musica ha orecchiato in anni di frequentazioni mandolinistiche presso le migliori boutiques per capelli, un superomismo da sala da biliardo e il romanticume aglio e olio della dirimpettaia pallida del quinto piano.
 
Nei ritagli di tempo tiene bordone agli amichetti suoi figli di papà: Mattiuccio Feltri e Luchino Sofri; se chiedi al primo chi è il miglior giornalista vivente, ti dice "Filippo Facci"; se lo chiedi a lui, ti dice "Mattiuccio Feltri"; se invece chiedi a Luchino Sofri, ti dice "IO", perchè non ha capito come funziona.
 
Ma non ci si può aspettare di meno da uno che ha pronunciato queste parole: "Non so quanti trentaquattrenni possano essersi sentiti dire da Silvio Berlusconi, per telefono: Facci, ma lei perchè non mi chiama mai?".
 
Totò gli avrebbe risposto come all'onorevole Trombetta: "MA MI FACCIA IL PIACERE!".
Il biondino invece, non contento di averle pronunciate, le ha messe pure per iscritto, senza un fremito di racccapriccio, nè un briciolo di orrore per se stesso.
 
Ecco, uno così è proprio quello che ci vuole per la capigliatura di questa Italia qui.
 
Creiamo per lui un Ministero dell'Acconciatura. Oppure il compagnuccio suo d'adolescenza Piersilvio (un altro che con il gel non ci scherza) si attivi e gli confezioni la direzione di un profumatissimo "Journal des Coiffeurs et des Visagistes", di cui nei saloni si sente assai la mancanza.
 
Altrimenti vada a rimpiazzare, almeno, il barbiere di Montecitorio: già m'immagino l'onorevole Schifani che Esce caldo caldo sotto i ferri suoi col riportino saldato al cranio, come IL CULO ALLA POLTRONA.
 
Pippol.it
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