Fotogrammi a dir poco esilaranti, ma allo stesso tempo inquietanti, stralciati dal bel documentario "Camicie verdi" firmato da Claudio Lazzaro.
Sotto una sintesi del filmato proposto.
PRONTI A SPARARE SUI CARABINIERI
Alessandro Trocino per il “Corriere Della Sera”
È una Lega pericolosamente sull’ orlo della violenza quella di cui parla Corinto Marchini, ex di Autonomia operaia, fondatore delle Camicie verdi ed ex senatore del Carroccio. Una storia che ha quasi dell’ incredibile, nella quale le metafore belliche e le spacconate verbali degli anni del secessionismo sembra siano state sul punto di superare i confini della legalità.
C’è Umberto Bossi che chiede al capo delle Camicie verdi di «tenersi pronto a sparare ai carabinieri», c’ è un oscuro complotto per uccidere Borghezio, ci sono ex terroristi e uomini dei Servizi infiltrati. Marchini affida la sua testimonianza al giornalista Claudio Lazzaro, che lo intervista a lungo per Camicie verdi - un film di 78 minuti distribuito dalla Dolmen, in uscita il 16 maggio - che racconta «Misteri e segreti della Lega nord, dal celodurismo alla devolution».
L’ex capo delle Camicie verdi racconta: «Lo dico ufficialmente per la prima volta. Bossi mi chiamò all’una e mezza di notte e credo che il magistrato Papalia abbia la registrazione. Mi disse di sparare ai carabinieri, che le Camicie verdi dovevano essere pronte a sparare. Io gli dissi che era pazzo, che cosa stava dicendo. Non era sua intenzione sparare ai carabinieri, però sperava che rispondessi di sì, così finivo in galera e lui si giocava la mia figura nelle piazze».
Parole forti, che Marchini precisa al Corriere: «Le parole esatte furono: “Le Camicie verdi devono essere pronte a sparare ai carabinieri”». Uno scenario sorprendenti: «In vista della dichiarazione d’ indipendenza, Bossi mi chiese manifestazioni eclatanti, gesti estremi. Voleva che si bruciassero il tricolore, le effigi dei carabinieri». Poi il capitolo Borghezio. «Una sera - racconta - alcuni della Lega mi dissero che avevano ricevuto un ordine, a nome mio, di uccidere Borghezio. Serviva per farne un martire da usare nelle piazze. Una settimana prima del giorno fatidico fu revocato».
Borghezio, intervistato da Lazzaro, commenta: «Era un momento di forte tensione e ci possono essere stati tentativi di provocazione: non escludo niente».
Al Corriere conferma: «Se lo dice Marchini, che era esponente di spicco, sarà vero: non capisco perché se la debba inventare. Del resto, in quel periodo era pieno di agenti provocatori, di uomini dei servizi». Come Roberto Sandalo, terrorista di Prima linea: «A un certo punto, sotto lo pseudonimo di Signorini - dice Marchini - divenne uno dei responsabili delle Camicie verdi». Conferma Borghezio: «Lo smascherai io. Non mi piacque dal principio. Non capii la rapidità della sua carriera». Sandalo, all’ epoca, accusò Marchini dell’ omicidio D’ Antona: «E non solo me. Millantava cose assurde». Giochi pericolosi a cui Marchini pose fine nel ‘97: «L’episodio culmine fu un progetto berlusconiano per devastare il verde a Pioltello. Mi opposi e Bossi me ne chiese conto. Evidentemente stava già facendo affari sottobanco con Berlusconi».
Ora Marchini si candida con gli Autonomisti per l’ Europa di Gnutti, insieme a Di Pietro. Una casualità? Viene il dubbio di una strumentalizzazione politica: «Ma no, sono cose che ho più o meno sempre detto. Solo che mi liquidavano con cheschì l’ è matt».
A ottobre rischia, con molti altri, il rinvio a giudizio chiesto da Papalia, che definisce le guardie padane «un’ organizzazione paramilitare»: «Ma se finisco in cella, voglio starci insieme a Bossi» dice. Borghezio Papalia lo conosce bene. Insulti ed epiteti sono ben documentati nel film.
Così come il suo carisma tra i militanti e l’ azione con i volontari verdi. «Ora li guida Max Bastoni - spiega -. Abbiamo scelto lo slogan: “A Milano ci vogliono i Bastoni”». Tempi difficili, sospira: «Sono sotto scorta. Oggi sono andato al mercato, mancava solo l’ aviazione per proteggermi». Ma «Obelix» Borghezio - scampato a un presunto complotto, a un tentativo di defenestramento dal treno e alle minacce islamiche - non si tira indietro: «Eccomi qui, sempre con l’ elmetto».
Alessandro Trocino