Un lirismo profondo, asciutto, elegante e nel contempo palpitante, scolpito su un bassorilievo pur sempre devoto alla purezza classica. Una poesia trepidante, fascinosa e coraggiosa, che svela un'attenta sensibilità votata al quotidiano, pronta a cogliere sulla superficie delle cose ordinarie quelle fratture appena impercettibili e a gettare l'occhio e il cuore per indagare quel che si annida nelle faglie più profonde. Un'emozionante raccolta di versi tesi e torniti, viscerali e mentali, il cui magnifico autore, per una circostanza "fortuita", è il mio straordinario zio. 
Giovanni Ruccia, ha svolto l'attività di magistrato, fino alle cariche di consigliere della Corte d'Appello, di Presidente di Tribunale, di Presidente onorario aggiunto della Corte di Cassazione e di Presidente della Sezione di Giustizia tributaria regionale. Suoi articoli di carattere giuridico e di vario genere sono pubblicati su riviste specializzate.
Ha esordito nel campo della poesia pubblicando nel 2005 la raccolta “ Sentieri di Poesie “ e nel 2007 “ Anelli “. Opere di notevole dimensioni. Ha sempre mostrato interesse per l’Arte figurativa, che ha rappresentato fonte di mediazione e arricchimento della ispirazione poetica. Ha, coerentemente con tale impostazione estetica, partecipato insieme a noti artisti con distinta formazione ( Luigi Marengo, Giorgio Bongiorni, Marco Pedrazzi ) a mostre di pittura – poesia - fotografia con esordio all’Università del Melo di Gallarate nel 2004, successivamente allo Spazio Oberdan di Castelseprio nel 2005 e da ultimo alla Villa Imbonati, comune di Cavallasca, con anteprima all’Università del Melo di Gallarate nel 2007/08.
PRECARIETA' DI GIUDIZIO
la sentenza non è più quella
è mutato il giudizio
del racconto
precarietà della mente
al limite dell'incertezza
se non fosse per la fine
del percorso processuale
statuito del rito
morte legale
guai se fosse di quella natura
mi domando con occhio
sospeso
cosa succede alla ragione
è un incidente contingente
ovvero un limite di natura
il crepuscolo che annebbia
il trono
logoro di vetustà
incerto di verità
nei secoli di commedia
umana
anche decantazione di scorie
che offuscano la mente
in cerca di luce trasparente
di immagini cristalline
all'ombra della presunzione
d'innocenza
scritta a chiare lettere
nelle pagine di civiltà dell'uomo
attenta nel riconoscersi
umana
imperfetta
nel dubbio umile
che è la regola
conta allora il desiderio
di ritrovarsi
in pace con il mondo
con se stessi
rinnovando il proprio impegno
di servizio
di giustizia
Da Sabato 10 maggio fino a domenica 25 maggio, è presente una bellissima mostra, “Coincidenti di armonia” poesia-pittura, organizzata da METAMUSA arte ed eventi culturali: un’interessante collaborazione tra il poeta Giovanni Ruccia e il pittore Luigi Marengo in due sedi espositive, lo Spazio Zero e il Museo della Società Gallaratese per gli Studi Patri.
Giovanni Ruccia | Luigi Marengo - Coincidenti di armonia
Spazio Zero
Sede Via Ronchetti 6, Gallarate 21013
Tel 0331 777472
Data di apertura sabato 10 maggio 2008
Data di chiusura domenica 25 maggio 2008
Ingresso Libero
Orari:
mar/sab h. 16.30/19.00; dom h. 10.00/12.00 - 16.30/19.00; lun chiuso
Per ulteriori info:
"Anelli" non è affatto una raccolta monolitica. Semmai il contrario. Le pagine sono organizzate secondo una divisione per sezioni. Si tratta di nove movimenti che non tendono a comunicare tra loro ma, a vederci bene. costituiscono nove grandi aree di pensiero, ma più opportuno sarebbe dire: riflessione, all'interno delle quali Ruccia riversa il precipitato della propria ispirazione...Ruccia si pone delle domande ma, a un grado più intimo del pensiero, sa investigare sulla legittimità, in senso razionale e creativo, delle domande stesse. Per usare un termine macchinoso, si tratta di epistemologia: non contano i risultati della ricerca, quanto la validità degli strumenti messi in campo.
(Giuseppe Martella)
Quando ho preso in mano questa raccolta di liriche dietro richiesta del dott. Ruccia, mi sono un po’ spaventata perché mi sono resa conto che non si trattava di una raccolta ma di una serie di raccolte contraddistinte da un titolo che ne indica il tema o le caratteristiche dominanti - “ANELLI “ è pertanto parola molto opportuna ad indicarne il titolo, perché, procedendo nella lettura, si ha l’impressione di passare dall’elemento della catena ad un altro, ma di una catena che non mostra un inizio e neanche una fine. E non può averla una fine perché tutta la raccolta rappresenta un percorso solo in parte autobiografico, nel senso comune del termine, cioè di esperienze vissute, ma interamente autobiografico come itinerario di percezione e conoscenza della realtà. Di sezione in sezione, di lirica in lirica, si entra nella mente dell’autore e, sul filo di questo itinerarium mentis si percorrono gli aspetti più comuni, più straordinari, più banali e più inaspettati del mondo che esiste al di fuori, ma anche all’interno del cuore del poeta e della sua vita ( “ la mente raccoglie sensazioni, medicamento del pensiero “ p. 121 ).
Il primo dato che balza evidente dalla sua lirica è che basta un particolare, un oggetto, una nuvola, una musica, un suono per innescare un processo che diventa quasi inarrestabile perché si estende e si sviluppa per associazione di idee, di immagini, assonanze e consonanze di parole e pare fermarsi più per volontà e decisione dell’autore, che vi pone un termine, che per esaurimento dell’ispirazione. E infatti riprende subito dopo, mosso da un nuovo spunto, da una osservazione, da una riflessione. Ci sono però delle condizioni perché si possa fare poesia e Ruccia ce le suggerisce con garbo ma anche con insistenza quasi volesse mettere al corrente il lettore dei suoi punti di riferimento e delle costanti che gli necessitano, al di là della grande duttilità e facilità nel comporre versi liberi.
(...)
Si può conoscere per osservazione, per riflessione, per logica; ci sono la conoscenza intuitiva, quella scientifica. Ma il poeta e l’artista in genere ha con la realtà un rapporto privilegiato, si muove lungo una corsia preferenziale e veloce per giungere a coglierla e a cogliere con essa il suo mistero davanti al quale sosta ora disorientato, ora affascinato, mai pago. Per questo il vero poeta è sempre un vate, uno che vede “ oltre “, che sente in modo più intenso o almeno che è capace di tradurre tutto ciò che noi percepiamo in parole tali da rendere noi più chiari a noi stessi, da farci progredire di un ulteriore passo verso la verità. Le immagini, le intuizioni, talvolta così potenti, da assimilarsi ad una espressione figurativa, vanno oltre la ragione e l’aspettano in una attesa paziente ma già proiettata verso nuovo traguardi ( Platone insegna con la sua eicasìa , la forza eicastica dei suoi miti ).
Tutto questo ed altro ho trovato leggendo le liriche di Ruccia unitamente a qualche cosa che è raro trovare in un poeta sovente ondivago e mobile nei suoi convincimenti, quando addirittura non ne sia del tutto privo : un’etica solida, sperimentata, ma anche aperta, volitiva, che non deroga dalle proprie certezze.
(M.T. Liminta)