lunedì, 05 gennaio 2009 ¦ Permalink
categoria : palestina, israele, guerra, gaza, pertini, napolitano

Napolitano esca dall'ambiguità e dimostri di avere lo stesso coraggio di Pertini che criticò aspramente l'allora primo ministro Sharon durante un discorso di fine anno agli italiani. Il presidente impedisca all'Italia di essere complice dei massacri degli israeliani a Gaza, faccia applicare la Costituzione e sospenda gli accordi militari con un governo di criminali di guerra. L'Onu non può limitarsi ad appelli al cessate il fuoco ma decida di inviare, come in Libano, una forza internazionale a difesa della popolazione palestinese per far cessare i massacri. (Jacopo Venier)

In occasione del messaggio d'inizio d'anno istituzionale del Presidente della Repubblica, ecco due modi profondamente diversi e temporalmente distanti in cui viene affrontata la tragica questione palestinese.

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IO AI GIOVANI QUESTO DICO: BATTETEVI SEMPRE PER LA LIBERTA' , PER LA PACE E PER LA GIUSTIZIA SOCIALE. LA LIBERTA' SENZA LA GIUSTIZIA SOCIALE NON E' CHE UNA CONQUISTA FRAGILE CHE SI RISOLVE PER MOLTI NELLA LIBERTA' DI MORIRE DI FAME.

BISOGNA CHE ALLA LIBERTA' SIA UNITA LA GIUSTIZIA SOCIALE. SONO UN BINOMIO INSCINDIBILE. LOTTATE QUINDI CON FERMEZZA, GIOVANI CHE MI ASCOLTATE, PERCHE' LOTTERETE COSI' PER IL VOSTRO DOMANI, PER IL VOSTRO AVVENIRE. MA SIATE SEMPRE TOLLERANTI. SI' LOTTATE CON LA PASSIONE CON CUI HO LOTTATO IO, E LOTTO ANCORA OGGI NONOSTANTE GLI ANNI; LOTTATE PER LA FEDE CHE ARDE NEI VOSTRI CUORI. 

MA IO VORREI CHE VOI TENESTE PRESENTE UN AMMONIMENTO DI UN PENSATORE FRANCESE, AMMONIMENTO CHE IO HO SEMPRE TENUTO PRESENTE ALLA MIA MENTE. ''DICO AL MIO AVVERSARIO: IO COMBATTO LA TUA IDEA CHE E' CONTRARIA ALLA MIA, MA SONO PRONTO A BATTERMI SINO AL PREZZO DELLA MIA VITA PERCHE' TU LA TUA IDEA LA POSSA ESPRIMERE SEMPRE LIBERAMENTE''

ECCO QUELLO CHE IO DICO AI GIOVANI, SENZA PRESUNZIONE, QUASI FOSSI UN LORO COMPAGNO DI STRADA, TANTO MI STA A CUORE LA LORO SORTE. ED IO LI ESORTO AD ANDARE AVANTI, A CONTINUARE PER LA LORO STRADA, A CERCARE NELLA SCUOLA CULTURA; AD ASCOLTARE I LORO DOCENTI PER ADORNARE LA LORO MENTE DI COGNIZIONI NECESSARIE QUANDO SARANNO CHIAMATI A SVOLGERE UN' ATTIVITA'. 

VOI GIOVANI SIETE LA FUTURA CLASSE DIRIGENTE DEL NOSTRO PAESE, DOVETE QUINDI PREPARARVI PER ASSOLVERE DEGNAMENTE QUESTO NOBILISSIMO COMPITO. 

EBBENE IO, FINCHE' VITA SARA' IN ME, STARO' AL VOSTRO FIANCO NELLE VOSTRE LOTTE, GIOVANI CHE MI ASCOLTATE. LOTTERO' SEMPRE CON VOI PER LA PACE NEL MONDO, PER LA LIBERTA' E PER LA GIUSTIZIA SOCIALE. 

(SANDRO PERTINI)

videocacchiata di Avalongisa ¦ commenti (8)
Commenti
#1   05 Gennaio 2009 - 15:02
 
Bentornata :)
C.
utente anonimo

#2   05 Gennaio 2009 - 15:25
 
Grande Pertini!

In effetti aveva quaaaasi ragione, i giovani di allora sarebbero stati la nuova classe dirigente: infatti mo' c'abbiamo, la Carfagna classe 1975, la Gelmini classe 1973, la Meloni classe 1977, Ca(pe)zzone classe 1972, ... smetto perché se no va di traverso il pranzo per l'epifania....

Rega', arridatece SARAGAT!

:-DDD
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#3   05 Gennaio 2009 - 22:37
 
Esimio dott. Torque, quel decennio tragico ha sfornato un'altra sciagurata, ovverossia la qua presente sottoscritta.
Mala tempora currunt!
(Traduzione: Le matite temperate male si consumano in fretta)

;-)
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#4   05 Gennaio 2009 - 22:38
 
Ciao C.! Che bello "rivederti"!!! Sei tornato al di là dell'oceano anche tu?
Bacione!
G
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#5   06 Gennaio 2009 - 11:12
 
Sticacchi!
Aridatece Leone!
10, 100, 1000 DC sò mejio de sta feccia da sottofognatura de Calcutta!

Bentornata, Gisè.
'un sò di ndove sei annata, ma a me me ce rimannano domani.
...tacci loro...
utente anonimo

#6   06 Gennaio 2009 - 11:17
 
TsunamGisa,
come diceva lo santo romito Pantaleo con certo ingiustificato ottimismo, "la vita è una lunga serpa di desgrazie, intervallata da qualche sciagura..."

Tutto sommato, se le sciagure sono come lei, ne voglio almeno tre.

:-D
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#7   06 Gennaio 2009 - 14:51
 
Mi dispiace, ma sto cambiando opinione e non sono d'accordo.
Faccio mia le argomentazioni che riassumo (e aggiusto un pochino) di una analisi della situazione tratta dal sito
www.pardo.ilcannocchiale.it

Ai combattenti di Hamas non interessa proteggere la vita degli abitanti,gub usano i civili, gli anziani e i bambini come «scudi umani»

Da anni, senza indossare una divisa e facendosi scudo della popolazione civile, i terroristi palestinesi sparano razzi sulle città israeliane. Sperano che ammazzino dei civili e ogni tanto, malgrado i brevi preavvisi delle autorità locali e la corsa ai rifugi, ci riescono. Ovviamente le proteste della popolazione israeliana sono state altissime ma il governo di Gerusalemme non ha saputo come fare per arrestare questo stillicidio di attacchi. Dal canto suo la comunità internazionale ha considerato i missili sugli israeliani un inconveniente meteorologico.
È andata così finché i palestinesi non hanno migliorato la mira e la gittata dei loro razzi: allora la protesta dei cittadini è salita alle stelle ed ha provocato l’azione militare in atto.
Tutto questo sembra normale e non è. Non è normale che la società internazionale - tanto sensibile da piangere (giustamente) sulla morte di uno o due bambini colpiti per sbaglio - consideri ammissibile che i palestinesi i civili cerchino di colpirli intenzionalmente. Soprattutto non è normale che consideri “risposta non adeguata” un’azione militare mirante alla distruzione dei missili e dei terroristi che li lanciano.

Le critiche rivolte a Tsahal sono assurde. Visto che il governo locale di Gaza, democraticamente eletto, è d’accordo con i terroristi, quell’esercito avrebbe il diritto di distruggere tutto, nella Striscia di Gaza, fino a coprire il raggio d’azione dei missili. In realtà si limita ad un’azione mirata a colpire i colpevoli, anche se ci sono danni collaterali. Infatti i coraggiosi assassini si mescolano alla popolazione civile

Il mondo non si rende conto che il proprio atteggiamento, nei confronti di Israele, è pericoloso. La reazione furente all’ingiustizia condusse un paese civile come la Gran Bretagna a bruciare vivi, intenzionalmente, cento o duecentomila civili colpevoli solo di essere tedeschi, come è avvenuto a Dresda. Per me è incredibile che ci sia gente (umana?) che in nome della religione, magari sostenuta dall’opinione pubblica internazionale o dall’Onu, crede di potere minacciare impunemente di morte sei milioni di ebrei e non si rende conto che, dinanzi alla concreta prospettiva di un nuovo olocausto, Gerusalemme possa reagire in maniera adeguata

Chi trovasse eccessivo o barbarico questo colpire per sbaglio anche la popolazione palestinese, considerandola in blocco responsabile dei lanci dei missili su Israele, deve ricordare che gli Stati Uniti, in Germania, bombardano a tappeto le sue città. Facendo migliaia e migliaia di morti civili. Di che cosa erano colpevoli, quei poveracci ?

E la Gran Bretagna che, a guerra tecnicamente conclusa, inviò centinaia di bombardieri per spianare la città d’arte chiamata Dresda. Facendola bruciare per tre giorni ed arrostendo vivi più civili di quanti ne siano morti ad Hiroshima. Non parliamo di Hiroshima quando il Giappone era in ginocchio.!



Tutti hanno venti centimetri di pelo sullo stomaco, quando si tratta di Gerusalemme.

Solo ad Israele si osa chiedere, senza arrossire,

di stare ferma in modo che il suo avversario non sbagli la mira.

utente anonimo

#8   06 Gennaio 2009 - 23:12
 
@ Andrea: ma in che razza di gineceo ti sei infrattato per farti mannare così impietosamente? :-D

@ Torque: sempre lodato siano San Pantaleo e san Tommasino Torquemada! Prima c'era Pertini ed ora Napolitano, prima c'era Tina Anselmi ed ora la Carfregna, prima nella calza della Befana c'erano succulenti dolciumi e carbonelle di zucchero, ora ci trovi una gamba con le gambe varicose.
Effettivamente, come diceva San Guisuga, protettore dei politici, la vita è come la scaletta delle galline: corta e piena di cacca! :-(

@ Pardo: Ti ringrazio del tuo intervento, che condivido soltanto per i modi criminali di Hamas che non giustifico affatto. Però forse non ricordi che dopo la vittoria alle elezioni palestinesi Hamas formò il governo, insediò il parlamento e propose una tregua decennale a Israele. La risposta di Israele fu di arrestare i membri del governo e del parlamento appena eletto che gli fu possibile raggiungere e di fomentare la guerra civile intrapalestinese ed attualmente, purtroppo, per il 71% degli israeliani l'offensiva deve proseguire: l'offensiva israeliana nella Striscia di Gaza criticata aspramente in gran parte del mondo è fortemente caldeggiata in Israele.
Quest'oggi un mio carissimo amico mi ha inviato queste perle illuminanti della politica israeliana: credo che siano di per sè sin troppo eloquenti...

“(AGI) - Gerusalemme, 4 gen. - L'offensiva di terra e' iniziata solo sabato ma in realta' erano 18 mesi che gli israeliani si stavano preparando per tornare a Gaza. L'esercito aveva iniziato l'addestramento delle truppe per il ritorno in una finta Gaza costruita nel deserto in una base segreta. Lo ha rivelato alla tv il portavoce di Tsahal, il generale Avi Benayahou: "I nostri soldati conoscono ogni vicolo in cui si trovano i loro obiettivi. Per un anno e mezzo si sono addestrati su un modello su scala ridotto di Gaza costruito nella base di Tsehilim " nel deserti del Negev, nella fascia meridionale di Israele proprio davanti alla frontiera con l'enclave costiera. Il generale si e detto soddisfatto per l'esito delle operazioni: "Abbia gia' inferto alcuni duri colpo a Hamas ma dovremo colpirli ancora e (quindi) servira' altro tempo".
http://www.repubblica.it/news/ired/ultimora/2006/rep_nazionale_n_3483379.html?ref=hpsbdx


«I palestinesi sono bestie con due zampe» (Menachem Begin,primo ministro di Israele 1977-83, davanti alla Knesset, citato da Amnon Kapeliouk, "Begin and the Beasts", New Statesman, 25 giugno 1982).

«I palestinesi saranno schiacciati come cavallette... le teste spaccate contro le rocce e i muri» ( Yitzhak Shamir, primo ministro in carica, in un discorso ai «coloni» ebraici, New York Times 1 aprile, 1988).

«Dobbiamo usare il terrore, l’assassinio, l’intimidazione, la confisca dei terreni e il taglio di tutti i servizi sociali per liberare la Galilea dalla sua popolazione araba» (David Ben-Gurion, maggio 1948, to the General Staff. Da «Ben-Gurion, A Biography», di Michael Ben-Zohar, Delacorte, New York, 1978).

«Dobbiamo espellere arabi e prendere i loro posti» (David Ben Gurion, 1937, «Ben Gurion and the Palestine Arabs» Shabtai Teveth, Oxford University Press, 1985).

«Non esiste qualcosa come un popolo palestinese. Non è che siamo venuti, li abbiamo buttati fuori e abbiamo preso il loro Paese. Essi non esistevano» (Golda Meir, dichiarazione al The Sunday Times, 15 giugno 1969).

«Come possiamo restituire i territor occupati? Non c’è nessuno a cui restituirli» (Golda Meir, marzo, 1969).

«... Uscimmo fuori, e Ben Gurion ci accompagnò sulla porta. Allon ripetè la sua domanda: cosa si deve fare con la popolazione palestinese? Ben Gurion scosse la mano con un gesto che diceva: cacciarli fuori». (Yitzhak Rabin, è un passo censurato delle memorie di Rabin, rivelato dal New York Times, 23 ottobrer 1979).

«Saranno create, nel corso dei 10 o 20 anni prossimi, condizioni tali da attrarre la naturale e volontaria emigrazione dei rifugiati da Gaza e dalla Cisgiordania verso la Giordania. Per ottenere questo dobbiamo accordarci con re Hussein e non con Yasser Arafat». (Yitzhak Rabin, citato dn David Shipler sul New York Times, 04/04/1983).


«La partizione della Palestina è illegale. Non sarà mai riconosciuta... Gerusalenne fu e sarà per sempre la nostra capitale. Eretz Israel sarà restaurato per il popolo d’Israele; tutto e per sempre» (Menachem Begin, il giorno dopo il voto all’ONU per la partizione della Palestina).

«Israele doveva sfruttare la repressione delle dimostrazioni in Cina (nei giorni di Tienanmen, ndr) quando l’attenzione del mondo era concentrata su quel Paese, per procedere alle espulsioni di massa degli arabi dei territori (occupati)» (Benyamin Netanyahu, all’epoca vice-ministro degli Esteri, già primo ministro, davanti agli studenti della t Bar Ilan University; citazione tratta dal giornale isrealiano Hotam, 24 novembre 1989).

«I palestinesi sono come coccodrilli, più carne gli dai e più ne vogliono» (Ehud Barak, primo ministro all’epoca, 28 agosto 2000. Riportato dal Jerusalem Post, 30 agosto 2000).

«Se pensassimo che anzichè 200 morti palestinesi, 2 mila morti ponessero fine alla guerriglia in un colpo solo, useremmo molto più forza…» (Ehud Barak, primo ministro, citato dalla Associated Press, 16 novembre 2000).

«Mi sarei arruolato in una organizzazione terroristica»: (risposta di Ehud Barak a Gideon Levy, il noto giornalista di Ha'aretz che gli aveva domandato cosa avrebbe fatto se fosse nato palestinese).

«C’è un abisso tra noi ebrei e i nostri nemici: non solo in capacità ma in moralità, cultura, decenza di vita e coscienza. Sono i nostri vicini, ma è come se non appartenessero al nostro continente, al nostro mondo, ma a una diversa galassia» (Moshe Katsav, presidente di Israele, al Jerusalem Post, 10 maggio 2001. Katsav ha poi dovuto dimettersi per molestie sessuali alle sue segretarie).

«Noi dichiariamo apertamente che gli arabi non hanno alcun diritto di abitare anche in un centimetro di Eretz Israel... Capiscono solo la forza. Noi useremo la forza senza limiti finchè i palestinesi non vengano strisciando a noi» (Rafael Eitan, capo dello Stato Maggiore di Tsahal, citato da Gad Becker in «Yedioth Ahronot», 13 aprile 1983).

«E’ dovere dei leader israeliani spiegare all’opinione pubblica, con chiarezza e coraggio, alcuni fatti che col tempo sono stati dimenticati. Il primo è: non c’è sionismo, colonizzazione o Stato ebraico senza l’espulsione degli arabi e la confisca delle loro terre» (Ariel Sharon, allora ministro degli Esteri, in un discorso tenuto davanti ai militanti del partito di estrema destra Tsomet – Agence France Presse, 15 novembre 1998).

«Ciascuno deve darsi una mossa, correre e arraffare quante più alture possibile per espandere gli insediamenti (israeliani, perchè tutto ciò che prendiamo adesso rimarrà nostro... Tutto ciò che non arraffiamo andrà a loro» (Ariel Sharon, stesso discorso di cui sopra).

«Israele ha il diritto di processare altri, ma nessuno ha il diritto di mettere sotto processo il popolo ebraico e lo Stato di Israele» (Sharon, primo ministro, 25 marzo 2001, BBC Online).
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