mercoledì, 07 gennaio 2009 ¦ Permalink
categoria : palestina, israele, gaza

Senza parole...

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La guerra scatenata da Israele contro Gaza, con l'obiettivo di fermare il lancio di missili da parte di Hamas, subito diventato quello di eliminare Hamas, ha finora ottenuto questi risultati: strage di popolazione e emergenza umanitaria; prevalere del braccio armato di Hamas e dei gruppi islamici più estremisti; alimento alla logica dello scontro di civiltà.

Tutto questo ci riguarda: ci riguarda la terribile condizione della popolazione, vicina alla catastrofe umanitaria, arrogantemente negata dal Ministro degli esteri israeliano per respingere anche una tregua temporanea; ci riguarda il prevalere della volontà di vendetta che porterà ancora violenza; ci riguarda il pericolo di uno scontro di civiltà, ideologia della guerra preventiva, contro cui abbiamo manifestato fin dall'inizio della guerra di Bush contro l'Iraq.

Nelle manifestazioni in tante città europee, per la prima volta hanno partecipato migliaia di palestinesi, migranti arabi, comunità islamiche, spesso più numeroso dei "nativi"! E' importante, ma deve farci riflettere su di noi, movimenti pacifici e pacifisti, largamente assenti.
Dov'è la solidarietà attiva di quel grande popolo della pace che dovrebbe stringersi intorno alle vittime, dove sono i simboli della pace, la capacità di lottare per una politica di giustizia che assumano i governi, l'Ue, la Comunità internazionale?

In questi giorni, abbiamo provato dolore per la condizione terribile della popolazione di Gaza, bombardata incessantemente; percepito l'inadeguatezza delle risposte, da quando l'esercito israeliano ha scatenato su di essa un inferno di fuoco; sentita l'indignazione per l'ignavia della Comunità internazionale, per la posizione del governo italiano a sostegno della "autodifesa" di Israele; per il silenzio e l'immobilità delle forze di opposizione.
Le responsabilità della politica, a tutti i livelli, sono enormi.


Noi dobbiamo assumerci le nostre: crediamo che ogni limite sia stato superato da Israele e sappiamo bene che la violenza chiama violenza, non produce sicurezza.
Sappiamo che non c'è equidistanza possibile tra occupanti e occupati, non c'è simmetria possibile tra F16 e razzi Qassam; sappiamo che se si vuole la pace, bisogna trattare con chi è considerato nemico, soprattutto quando è democraticamente eletto dalla popolazione.

L'assedio e l'embargo su Gaza dura da due anni: si tratta di una punizione collettiva illegale e, di fatto, di una sanzione internazionale, dato che ha avuto il sostegno anche della Ue degli Usa.
Risoluzioni dell'Onu, diritto internazionale, Convenzioni di Ginevra, tutti i diritti umani, sono stati impunemente violati da Israele in questi anni.
E' ora che la politica di Israele, come quella di ogni altro governo che viola leggi internazionali e diritti umani, sia oggetto di misure sanzionatorie in ambito commerciale e militare, rivolte appunto alla politica dei governi, non contro la popolazione.

Siamo tra coloro che nel tempo della "guerra preventiva e lotta al terrore", di colonizzazioni e di muri, hanno cercato di tenere vivo un impegno per i diritti dei palestinesi, per una pace giusta in Palestina/Israele, un lavoro politico internazionale con palestinesi e israeliani, nella loro terra, in Europa e nel mondo.
Ma abbiamo fatto abbastanza? Nella direzione giusta? La tragica situazione di oggi ci parla anche della nostra inefficacia, ci impone un'analisi seria, veritiera.
Pensiamo che quella società civile, organizzazioni e movimenti piccoli e grandi, che ritiene il diritto internazionale e i diritti umani il cuore di ogni possibile convivenza, la base per la pace e la giustizia, debba attivare iniziativa politica, mobilitazione e solidarietà all'altezza della situazione, un vero salto di qualità.
* resp. Ufficio internazionale Fiom

videocacchiata di Avalongisa ¦ commenti (15)
Commenti
#1   07 Gennaio 2009 - 22:49
 
sono daccordo con te, penso che il genocidio che si sta compiendo a Gaza nell'indifferenza assordante dell'occidente è una cosa che ci riguarda da molto vicino. Non riesco a levarmi dagli occhi le immagini dei bambini di Gaza condannati dal cinico calcolo degli indegni Barack, Livni ed Olmhert. La sterminata potenza di uno degli eserciti più forti al mondo che si accanisce su civili inermi è una vergogna che solo persone indottrinate al fanatismo possono compiere. come può "l'unica democrazia del medio-oriente" tollerare tutto questo, che razza di società è questa?.
utente anonimo

#2   08 Gennaio 2009 - 07:10
 
Sottoscrivo integralmente l'analisi politica sulla situazione in Palestina.
Aggiungerei la costatazione che la Guerra in Iraq, 100.000 morti, scatenata sulla falsa giustificazione della presenza di "armi di distruzione di massa" ha creato un pericolosissimo precedente nel diritto internazionale.
Israele si sta muovendo in questa scia di arbitrio ed illegalità.
Andando in questa direzione un prossimo conflitto nucleare sarà pressochè inevitabile.
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#3   08 Gennaio 2009 - 13:29
 
Le tue parole sono indubbiamente giuste, il dolore che viene diffuso impunemente in questi giorni è terribile e contrario a tutti i principi sui quali basiamo la nostra cultura.
Solo mi sento di dire che le responsabilità internazionali delle quali parli sono esattamente il problema, la causa scatenante di tutto ciò. Se non avessimo creato una simile situazione, il problema oggi non esisterebbe. Certo, 50 anni fa lo scopo della creazione di un nuovo stato era quella di portare pace e rendere giustizia. Però non ce li siamo messi in casa nostra, ma in uno stato altrui. E da allora, le tensoni non sono scemate. Perchè i diretti interessati non riescono a trovare un accordo, nessuno vuole cedere. E noi terzi, noi opinione pubblica internazionale, noi ONU che non riconosce la Palestina e non ledàa il diritto di parola nel Consiglio di Sicurezza, noi non possiamo decidere ancora e di nuovo per loro.
Per ottenere ciò che chiedi, la tregua, la pace, la soluzione non armata del conflitto, ci vuole disponibilità da parte dei contendenti. Purtroppo però questa disponibilità manca, specie nel momento in cui uno degli interlocutori è un gruppo terroristico, legittimamente insidiatosi grazie ad un pricipio democratico da noi esportato.
A questo punto, a mio parere dobbiamo accettare che la soluzione del conflitto derivi dal conflitto stesso. La guerra esiste, è una prerogativa umana, sbagliata ma reale. Possiamo aiutare con i nostri mezzi le vittime, di entrambi i lati, perchè le vittime sono tali a prescindere dalla fazione. Possiamo chiedere momenti di tregua per soccorrere i feriti. Possiamo dare disponibilità a favorire il dialogo. Dobbiamo cercare di restare il più possibile neutrali, perchè la ragione non è di nessuno, è una situazione troppo complessa,e per questo non si conclude. Probabilmente potremo denunciare alla Corte di Giustizia i crimini commessi in violazione della Convenzione di Ginevra, ma solamente a posteriori.
Perchè ciò che dimentichiamo sempre, è che la possibilità di interferire nelle faccende di uno Stato sovrano deriva da un consenso della Stato stesso, e dalla condizione di reciprocità, fondamentale elemento de diritto internazionale. Invece, poichè siamo convinti della correttezza dei principi che abbiamo enunciato nei nostri documenti, scordiamo sempre che influire negli affari propri del governo di una popolazione insediata su un determinato territorio significa Ingerenza.

Viola Nicodano
utente anonimo

#4   08 Gennaio 2009 - 16:54
 
Gizella,
Potresti indirizzarmi ad un tuo blog che riguarda il genocidio di Darfur o Congo, o pure invasione di Nepal dalla Cina o magari qualche altro a tua scelta. Perche ti dovrebbe riguardare anche quello no? Se no si cavalca l'onda mediatica ed e' troppo facile.
Per quello che presumi di sapere rigurarda nemico invece - "democraticamente eletto del popolo" vorrei riferirti la notizia che ieri sono stati democraticamente giustiziati a Gaza 3 attivisti Fatah solo per essere tali.
mentre le simmetrie belliche vorrei porti una domanda - se Hamas avessi un F16 lo userebbe con la stessa misura di IDF? O lo avrebbe usato per bombardare la prima scuola ebraica che vede?
Ho un impressione che devi cominciare a leggere le notizie e non solo i titoli della prima pagina.

Alla fine cito Golda Meir (vado a memoria):
"Potremmo fare pace con gli arabi ed anche perdonarli ogni cosa, tranne gli babmini loro ci hanno fatto ammazzare"

Ber
bermints@yahoo.com
utente anonimo

#5   08 Gennaio 2009 - 17:50
 
Quoto in toto gli interventi 1 -2 -3.
Quanto a Ber, ti hanno mai insegnato ad esporre un'opinione senza necessariamente infiocchettarla di irrispettosità e di offese mal cammuffate? Il tuo commento piccato, misteri arcani, è tipico di una certa parte "politica" che sistematicamente nei blog, nei forum e in qualsiasi simposio virtuale, sciorina tutte le guerre che infestano il nostro povero pianeta.
Leggiti la storia di Israele e della Palestina, i titoli da prima pagina, magari provenienti da qualche carta-straccia prezzolata lautamente, li lascio tutti a te.

Saluti
Gisa
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#6   09 Gennaio 2009 - 09:56
 
Il tuo comento si risponde da solo:
quello che ti sembra una mancanza di rispetto camuflata e' invece una semplice presa di posizione niente misteri, solo che e' diversa dal tuo. A volte risulta difficile accettare un opinione diversa.

Per quanto la storia - non mi permetterei di intromettermi se non ero abbastanza preparato su argumento. Solo che probabilmente ho letto (anche) dei libri di storia che per te sono "lautamente prezzolati" quindi bocciati a prescindere.

Peccato che invece di reagire a quello che ti ho chiesto su argumento, hai preferito di discutere la forma del mio intervento.

Ber.
utente anonimo

#7   09 Gennaio 2009 - 23:27
 
gizella non si deve nascondere dietro il dafur o il tibet e giustificare cio che sta avvenendo a gaza e quello che è successo in precedenza in questi 60 anni di occupazione con relativi milioni di profughi.è genocidio punto e basta senza si e senza ma. non è una lotta di religione ma una lotta di liberazione.liberazione della palestina occupata da un esercito tra i più feroci e con una immunità internazionale dovuta alla protezione usa.
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#8   09 Gennaio 2009 - 23:30
 
La comunicazione con gli israeliani può lasciare stupefatti. Anche ora che l'aviazione israeliana sta assassinando alla luce del sole centinaia di civili, persone anziane, donne e bambini, gli israeliani riescono a convincersi di essere le vere vittime di questa violenta saga.

Chi conosce bene gli israeliani si rende conto che sono completamente disinformati sulle radici del conflitto che domina le loro vite. Spesso sono capaci di mettere insieme ragionamenti rocamboleschi che possono avere senso nelle argomentazioni israeliane ma fuori della loro realtà non ne hanno alcuno. Sono ragionamenti di questo tenore: “quei palestinesi, perché insistono a vivere sulla nostra terra (Israele), perché non possono semplicemente andare in Egitto, in Siria, in Libano o in qualsiasi altro paese arabo?” Un'altra perla di saggezza ebraica suona più o meno così: “di cosa si lamentano questi palestinesi? Gli abbiamo dato acqua, elettricità, istruzione e in cambio vogliono solo buttarci a mare”.

Per strano che possa sembrare, perfino gli israeliani della cosiddetta “sinistra” e della “sinistra” colta non riescono a capire chi sono i palestinesi, da dove vengono e cosa vogliono. Non riescono a capire che per i palestinesi la Palestina è loro casa. Incredibilmente gli israeliani non riescono a capire che Israele è stato costruito a scapito del popolo palestinese, su terra palestinese, sui villaggi, le città, i campi, i frutteti palestinesi. Gli israeliani non capiscono che i palestinesi di Gaza e dei campi profughi della regione sono gente espropriata da Beer Sheva, Yafo, Tel Kabir, Shekh Munis, Lod, Haifa, Gerusalemme e molti altri villaggi e città. Se vi chiedete perché mai gli israeliani non conoscano la loro storia, la risposta è semplice: non gli è mai stata raccontata.

Le circostanze che hanno condotto al conflitto israelo-palestinese sono ben nascoste nella loro cultura. Le tracce della civiltà palestinese anteriori al 1948 sono state spazzate via. Non solo la Nakba, la pulizia etnica dei palestinesi autoctoni compiuta nel 1948, non fa parte della memoria collettiva israeliana, ma non è nemmeno menzionata o discussa in alcun contesto accademico o ufficiale israeliano.
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#9   09 Gennaio 2009 - 23:31
 
Al centro di quasi tutte le città israeliane c'è un monumento che commemora il 1948 ed è costituito da una strana composizione quasi astratta di tubi. La scultura si chiama Davidka ed è in realtà un mortaio israeliano usato nel 1948. Va notato che la Davidka era un'arma estremamente inefficace. Aveva una portata non superiore ai 300 metri e i suoi proiettili causavano danni molto limitati. Anche se la Davidka arrecava scarsi danni, faceva però molto rumore. Secondo la storia ufficiale israeliana, gli arabi, cioè i palestinesi, quando sentivano da lontano i colpi della Davidka scappavano terrorizzati. Secondo la versione israeliana, gli ebrei, cioè i “nuovi israeliani”, facevano un paio di botti e gli “arabi codardi” scappavano come degli idioti. La versione ufficiale israeliana non fa parola dei molti premeditati massacri condotti dal neonato Esercito di Difesa israeliano e dalle unità paramilitari che lo precedevano. Non fa parola neanche delle leggi razziste che impedirono il ritorno dei palestinesi nelle loro case e nelle loro terre [1].

Il significato di tutto ciò è molto semplice. Gli israeliani non conoscono la causa palestinese. Dunque non possono che interpretare la lotta palestinese come una follia irrazionale e omicida. Nell'universo solipsistico giudeocentrico l'israeliano è una vittima innocente e il palestinese non è altro che un selvaggio assassino.

Questa grave situazione che impedisce all'israeliano di conoscere il suo passato distrugge la possibilità di una futura riconciliazione. Poiché l'israeliano è privo della minima comprensione del conflitto, non riesce a contemplare una soluzione che non comporti lo sterminio o l'epurazione del “nemico”. Tutto ciò che gli è dato di sapere è costituito dai fantasmatici resoconti della sofferenza ebraica. Il dolore palestinese gli è completamente estraneo. Il “diritto al ritorno” dei palestinesi suona alle sue orecchie come un'idea ridicola. Neanche gli “umanisti israeliani” più progressisti sono pronti a spartire la terra con i suoi abitanti autoctoni. Ciò non lascia ai palestinesi altra scelta che quella di liberarsi da soli a tutti i costi. È evidente che sul lato israeliano non c'è un interlocutore che sia disposto a dialogare per la pace.
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#10   09 Gennaio 2009 - 23:32
 
Questa settimana abbiamo saputo un po' di più della capacità balistica dell'Hamas. Evidentemente l'Hamas finora ha scelto di contenere le proprie azioni contro Israele, rinunciando per molto tempo ad allargare il conflitto a tutto il sud di Israele. Mi viene da pensare che gli sporadici lanci di Qassam su Sderot e Ashkelon non fossero che un messaggio dei palestinesi assediati. Erano in primo luogo un messaggio alla terra rubata, ai propri campi e frutteti: “Nostra terra amata, non abbiamo dimenticato, siamo ancora qui a combattere per te. Prima o poi, ma più prima che poi, torneremo e ricominceremo da dove ci eravamo fermati”. Ma erano anche un chiaro messaggio agli israeliani: “Voi, laggiù, a Sderot, Beer Sheva, Ashkelon, Ashdod, Tel Aviv e Haifa, che lo capiate o no, vivete sulla nostra terra rubata. Fareste meglio a sloggiare perché avete i giorni contati, la nostra pazienza è agli sgoccioli. Noi, i palestinesi, non abbiamo più niente da perdere”.

Ammettiamolo: realisticamente la situazione di Israele è molto grave. Due anni fa furono i razzi dell'Hezbollah a colpire il nord del paese. Questa settimana l'Hamas ha dimostrato oltre ogni dubbio di essere in grado di servire al sud di Israele un cocktail di vendetta balistica. Sia nel caso dell'Hezbollah che in quello dell'Hamas, Israele è rimasto senza risposta militare. Potrà uccidere civili, certo, ma non riesce a fermare il lancio di razzi. L'Esercito di Difesa israeliano non ha gli strumenti per proteggere Israele, a meno che coprirlo con un tetto di cemento armato non sia una soluzione praticabile. In fin dei conti forse ci stanno pensando.

Ma questa non è la fine della storia. Anzi, ne è solo l'inizio. Ogni esperto di Medio Oriente sa che l'Hamas può prendere il controllo della Cisgiordania nel giro di poche ore. Di fatto l'Autorità palestinese e Fatah la controllano solo grazie alle forze israeliane. Una volta presa la Cisgiordania, la numerosa popolazione israeliana del centro sarà in balia di Hamas. Per chi non lo capisca, sarebbe la fine dell'Israele ebraico. Potrà accadere oggi, potrà accadere tra tre mesi o tra cinque anni, non è una questione di “se” ma di “quando”. Allora tutto Israele sarà sotto il tiro dell'Hamas e dell'Hezbollah, la società israeliana crollerà, la sua economia andrà in pezzi. Una villetta a schiera nel nord di Tel Aviv costerà come una baracca a Kiryat Shmone o Sderot. Quando un solo razzo colpirà Tel Aviv, il sogno sionista sarà finito.
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#11   09 Gennaio 2009 - 23:33
 
I generali dell'Esercito israeliano lo sanno, i leader israeliani lo sanno. Ecco perché hanno trasformato la guerra contro i palestinesi in uno sterminio. Gli israeliani non intendono invadere Gaza. Laggiù non hanno perso niente. Vogliono solo porre fine alla Nakba. Sganciano bombe sui palestinesi per spazzarli via. Vogliono cancellare i palestinesi dalla regione. È ovvio che non funzionerà, i palestinesi resteranno. E non solo resteranno, ma il giorno del ritorno alla loro terra si avvicina quanto più gli israeliani mettono in pratica le loro tattiche letali.

Ed è esattamente qui che entra in gioco l'escapismo israeliano. Israele ha superato il “punto di non ritorno”. Il suo destino è profondamente impresso in ogni bomba sganciata sui civili palestinesi. Israele non può fare niente per salvarsi. Non c'è una strategia d'uscita. Non può ricorrere al negoziato perché né gli israeliani né la loro dirigenza comprendono le coordinate fondamentali del conflitto. Israele non ha il potere militare necessario a concludere la battaglia. Può riuscire a uccidere i dirigenti palestinesi, lo ha fatto per anni, ma la resistenza e la persistenza palestinese si stanno rafforzando, non indebolendo. Come predisse un generale dei servizi segreti militari israeliani già all'epoca della prima Intifada, “Per vincere i palestinesi devono semplicemente sopravvivere”. Stanno sopravvivendo, e stanno vincendo.

La dirigenza israeliana lo sa. Israele ha già tentato di tutto: ritiro unilaterale, assedio con privazione del cibo e adesso sterminio. Pensava di sfuggire al pericolo demografico riducendosi a un piccolo familiare ghetto ebraico. Niente ha funzionato. È la persistenza palestinese in forma di politica dell'Hamas a definire il futuro della regione.

Agli israeliani non resta che aggrapparsi alla cecità e all'escapismo per ignorare un destino infausto che è già diventato immanente. Nella loro caduta gli israeliani intoneranno i soliti inni vittimisti. Essendo imbevuti di una visione della realtà egocentrica e suprematista, si concentreranno completamente sul proprio dolore restando insensibili a quello che infliggono agli altri. Quando sganciano le loro bombe gli israeliani agiscono come un collettivo compatto formato da un solo uomo, ma non appena subiscono il minimo danno riescono a trasformarsi in monadi di vulnerabile innocenza. È questa discrepanza tra l'immagine che hanno di sé e il modo in cui noi li vediamo che trasforma l'israeliano in un mostruoso sterminatore. È questa discrepanza che impedisce agli israeliani di conoscere la loro storia, è questa discrepanza che impedisce loro di capire i molti ripetuti tentativi di distruggere il loro Stato. È questa discrepanza che impedisce agli israeliani di comprendere il significato della Shoah per evitare che si ripeta. È questa discrepanza che impedisce agli israeliani di far parte dell'umanità.

Ancora una volta gli ebrei si troveranno a errare verso un destino sconosciuto. In un certo senso, io stesso ho da tempo iniziato il mio viaggio.
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#12   09 Gennaio 2009 - 23:39
 
Grazie Ficarazza! (ottima la playlist sul tuo bellissimo blog ;-))

Ber...datte una ripassatina oculare al tuo educatissimo esordio "a casa mia". Ti aiuto io:
1. Potresti indirizzarmi ad un tuo blog che riguarda il genocidio di Darfur o Congo, o pure invasione di Nepal dalla Cina o magari qualche altro a tua scelta.

2. Perche ti dovrebbe riguardare anche quello no? Se no si cavalca l'onda mediatica ed e' troppo facile.

3. Per quello che presumi di sapere (...)

4. Ho un impressione che devi cominciare a leggere le notizie e non solo i titoli della prima pagina.

Contento, novello Monsignor della Casa?

Salùt
Gisella (con la ESSE)
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#13   11 Gennaio 2009 - 08:13
 
Ber: un nomignolo un programmino.

Vista l'ignoranza totale che gli vige su Israele e Palestina da qualche
parte , invito cmq voi tutti a farvi un giretto fra il sito ufficiale dell'ONU
sulla questione, Wikipedia o una qualsiasi enciclopedia che vi capiti
sotto mano..
Forse scoprirete che le città che Hamas cattivone
bombarda coi propri razzi terrorizzando la pacifica popolazione sionista...
sono... Palestinesi!
Esempio a caso:
http://en.wikipedia.org/wiki/Ashkelon

Com'è che è diventata Israeliana?
The Arab town of al-Majdal (Arabic: المجدل‎, Hebrew: אל-מג'דל, מגדל‎;
also spelled Majdal and Migdal) was described "as a large village in
the 16th century. In 1596 it was the 6th largest city in Palestine,
with a population of 2,795.[1] By the time of the 1948 Arab-Israeli
War, it had grown into a substantial town of about 11,000 residents.
It was especially famous for its large weaving industry."
"On 17 August 1950, the town's inhabitants were served with an
expulsion order and the first group of them were taken on trucks to
the Gaza Strip[3] where they joined their fellows in the refugee camps
there. By October 1950, only 20 Arab families remained, most of whom
later moved to Lod or Gaza."

...traduco visto che, oltre a non leggere i libri, qua pare che qualcuno non sappia altra lingua che il dialetto e le "s" gutturali :
"La città araba [toh!] di Migdala [taglio un po']..nel 1596 era la 6à
città in Palestina... All'epoca della guerra Arabo-Israeliana del
1948, era cresciuta fino a diventare una cittadina di circa 10000
abitanti. Era rinomata in special modo per la sua grande industria
tessile" [Strano, 'sti zozzoni di Palestinesi avevano pure grandi
industrie.. prima!]

"Il 17 Agosto 1950, agli abitanti [arabi] della città fu consegnato un
ordine di espulsione ed il primo gruppo di loro fu deportato su dei
camion fino alla Striscia di Gaza dove si unirono ai loro fratelli nei
campi per rifugiati lì presenti. Giunti al'Ottobre del 1950 soltanto
20 famiglie arabe erano rimaste e la maggior parte di loro si trasferì
successivamente a Lod o Gaza"
In altre parole, l'amena cittadina Israeliana di Ashkelon è nata da
quella che oggi si chiamerebbe, senza mezzi termini, un'operazione di pulizia etnica.Inoltre ci sono 10mila e rotti Palestinesi di Gaza (più figli, nipoti e derivati), che, incredibilmente, sono puniti perchè... stanno bombardando casa loro!
Ora, vorrei sapere cosa farebbero i Brianzoli se arrivassero gli
albanesi ad occupare mezza Lombardia e deportassero i Lombardi in Piemonte.
Vi riterreste terroristi a bombardare Milano?
utente anonimo

#14   16 Gennaio 2009 - 09:37
 
Scrivo con un po' di ritardo.
Avevo un po' di remore a scrivere un qualcosa a caldo. Muovere velocemente il cervello per dare un opinione è proprio quello che dovrebbero fare i personaggi di questa vergogna mondiale.
Non riesco a dare un giudizio su tutto ciò perchè chiunque inorriderebbe guardando la morte di un solo bimbo.
Israele-Palestina.
Quando ero piccolo mia madre mi insegnava che quando due litigano la colpa era di entrambi. Ed io reclamavo "ma io ho ragioneeee". Niente da fare! Entrambi in punizione.

Anche nel calcio, il fallo di reazione viene punito più duramente del fallo in se'. Chi sei tu per reagire senza contegno? Ti elevi a giudice unico delle malefatte universali?

L'ONU si comporta in maniera ridicola per tutto quello ottimamente descritto da Ficazza. E I pontenti della terra prendono tempo semplicemente perchè tutto è una partita a scacchi. Sia Israele che le decisioni politiche estere pi+ importanti si basano su una data: quella dell'insediamento di Obama. E tutte ne traggano le loro opinioni.

E basta con etichettare "Terroristi" chiunque. In guerra sono tutti terroristi e non si può negare che palestina e israele sono in guerra.

Noi stessi, poveri mortali peccatori, ci schieriamo con Israele o Palestina elevandoci a giudici e facendo la guerra in piccolo fra noi. Ber, io ti accolgo come amico perchè onestamente non mi sei sembrato tanto diverso nei toni dagli altri. Giusti o sbagliati che siano.
Ma, perfavore, basta con le parole.
FERMATEVI, per amor di Dio. Siete anche in terra (ex?) Santa... fermati!!! Chiunque tu sia!

I have a dream: una terra santa con distese di verdi prati e preghiere di pace. Tavolate fra amici israeliani e palestinesi con brindisi fra loro per onor di Dio.
Essere fieri di essere nati lì...
I have a dream!

P.S.: scusate per la lettera scritta di getto e pieno di orrori grammaticali (non sono mai stato una cima in lettere)

Frank Pappa
utente anonimo

#15   16 Gennaio 2009 - 16:11
 
Non è vero, Frank...scrivi divinamente..
Bellissimo commento, as usual. :-)

Gisa
utente anonimo

Commenti
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